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Saturday, November 27, 2010

Il lusso di sorridere

La guerra di classe di cui nessuno vuole parlare continua senza sosta, scrive Bob Herbert sul New York Times. Milioni di americani sono disoccupati o lottano per arrivare a fine mese e adesso più che mai devono stringere la cinghia e festeggiare il Natale nelle loro case pignorate. L'élite? Bè, l'élite si allaccia le scarpette da ballo pronta a danzare a feste principesche, mentre milioni e miliardi continuano a saltellargli in tasca. La recessione è roba per gente comune, non certo per i titani di Wall Street e per l'artistocrazia americana, che hanno fatto la guerra economica contro tutti e adesso se la stanno proprio godendo alla grande.


Le aziende americane hanno appena vissuto il trimestre più redditizio di sempre. Dai dati pubblicati dal Times questa settimana, le imprese degli Stati Uniti hanno accumulato profitti per 1.659 miliardi dollari nel terzo trimestre- il totale più alto da circa sessant'anni. I corporate chiefs, o gatti grassi come li chiama Herbert, a malapena si trattengono dalla voglia di urlare di gioia. Certamente possono concedersi il lusso di sorridere.


I loro profitti hanno registrato un'impennata negli ultimi sette trimestri, a un ritmo che è tra i più veloci mai osservati. Il giorno stesso in cui il Times ha pubblicato l'articolo sull'aumento del terzo trimestre in utile, girava un pezzo in prima pagina dal titolo: "Pavoneggiandosi, portafoglio alla mano, Wall Street ha il coraggio di festeggiare." (riferito al festino di Halloween di Josh Koplewicz di Goldman Sacks tenutosi al Good Units di Manhattan - mille invitati - open bar sponsored dalla Russian Standard Vodka - mentre una sexy Lil' Kim si esibiva dal vivo in tutina attillata da Catwoman). Chi pensa che ci sia qualcosa di positivo in questo divario tra fortune di élite e ceti medi è solo un povero stupido, continua Herbert. Non c'è modo di riportare l'economia dei consumatori americani in buona salute quando la disoccupazione è cronicamente alta, i salari stagnanti e gli unici posti di lavoro creati scadenti. Ma dov'è allora il benessere derivante dalla diminuzione delle aliquote e dalla più bassa tassazione dei dividendi e rendite finanziarie che avrebbe dovuto ridistribuirsi su tutta l'economia?
Ecco. Questa sì che è una buona domanda.

Tuesday, October 19, 2010

Mid-Term Elections, l'esercito delle Conservatrici

Caratteristica sorprendente di quest' anno, nelle elezioni di medio termine degli Stati Uniti, è la presenza di un' enorme numero di candidati di sesso femminile. Sarebbe bello se la cose non facesse notizia, e invece. Particolarità evidente di questo esercito di candidati-donna, è il fatto che molte di loro siano di destra. Più che di destra, di estrema destra. La maggioranza fa parte del Tea Party, e come Sarah Palin non crede nel diritto all'aborto, ad esempio. Tra le più celebri concorrenti in lizza, la paladina dell'astinenza Christine O'Donnell - 41 anni, candidato nel Delaware - che ha lanciato tra le altre, una campagna anti-masturbazione. Questo non prima di aver confessato di essersi avvicinata, da giovane, alla stregoneria. O'Donnell (nell'immagine) ha perciò aperto il suo spot elettorale con la frase "I'm not a witch, I'm you" (Non sono una strega, sono tutti voi). 
 


Il fenomeno "conservatore in gonnella" lascia sbigottite oltre che contrariate le femministe di sinistra, pochissime delle quali, infatti, hanno dato il benvenuto a quest' ondata rosa sulla scena politica: "queste donne a noi non piacciono, punto e basta." Maureen Dowd, editorialista del NYTimes, descrive quest' esercito di repubblicane come "Mean Girls" - Ragazze Cattive - quel genere di adolescenti che, al liceo, "ti rubavano il fidanzato, ti spruzzavano con la vernice spray l'armadietto e, che a perdita di tempo - tanto per non saper né leggere né scrivere - spargevano la voce che eri incinta". Charles Krauthammer, editorialista del Washington Post, scrive invece che la tendenza socio-demografica più rilevante degli ultimi tempi sia proprio la crescita delle donne conservatrici, descrivendo il "raggiungimento della maturità di un'intera generazione di donne intelligenti, aggressive e repubblicane". Aggiunge inoltre che "non sono solo una forza in se stesse, ma rappresentano un collegio elettorale immenso, che il femminismo aveva dimenticato - o forse solo disprezzato". Intanto, negli Stati Uniti si tenta di inquadrare il fenomeno, e tra gli studiosi si fa sempre più strada la teoria che movimenti come il Tea Party esercitino particolare appeal sulle donne perché la donna, cito, "sarebbe conservatrice per natura". La donna è repubblicana nel sangue, pare, perché amministratrice dell'economia familiare, del focolaio domestico. Colei che si occupa di far quadrare i conti in casa, che tiene sott'occhio il libretto degli assegni, i buoni del supermercato, le bollette e le rate del mutuo.

Saturday, October 16, 2010

TEA PARTY, il movimento populista

C'è molta confusione su cosa sia realmente il TEA PARTY, e sugli ideali che stanno alla base di questo movimento. Fare un quadro di cosa sia il Tea Party è complicato perché i suoi stessi membri sono spesso in disaccordo tra di loro.Tuttavia e ciò nonostante, il Tea Party è il più energetico e vistoso fenomeno politico dell'ultimo anno negli Stati Uniti. Durerà? Non durerà? è presto per dirlo, quello che è certo è che al momento non pare dare alcun segno di cedimento. Anzi.


Ma cosa è il Tea Party ?
Parte di esso è puro patriottismo. Ha un legame molto stretto col Partito Repubblicano, il suo canale televisivo di riferimento è infatti Fox News. Il suo motto è "less taxes, less government, more freedom" (meno tasse, meno governo, più libertà). Che è anche il motto dei Repubblicani, da almeno 25 anni. Il Tea Party tuttavia, non è soltanto questo. La giornalista del NYTimes Kate Zernike ha raccolto un buon numero di interviste a Tea Partiers (come li chiamano negli Stati Uniti) in un libro dal titolo emblematico: 'Boiling Mad, Inside Tea Party America', che potremmo tradurre con 'Furibondi, dentro al Tea Party America'. Ciò che emerge è che i membri del Tea Party sono cittadini disgustati sia dal partito Repubblicano che da quello Democratico; sono cittadini fuori di sè dalla rabbia per il gigantesco "bailout" versato a Wall Street nel 2008 e sostengono che l'unico modo per combattere il deficit della Nazione, sia quello di tagliare i costi del governo, senza per questo alzare le tasse ai cittadini. Ciò che accomuna tutti i Tea Partiers è la convinzione che coloro che sono al potere siano dei corrotti. Ritengono inoltre che la Costituzione sia stata distorta nel suo significato originario, quello inteso dai fondatori- per mano di giudici liberali, accademici e del mondo politico in generale.


Gli intervistati da Zernike sono raramente bigotti o razzisti, detestano però l'immigrazione, terrorizzati dalla prospettiva che in America i bianchi possano rimanere una minoranza. Il loro slogan è : "Riprendiamoci il nostro Paese" - non si capisce bene però da chi se lo debbano riprendere. Sul discorso legato alla Costituzione la storica Jill Lepore nel suo 'The White of Their Eyes' (vedi due post più giù) specifica che gli architetti della Costituzione non concordarono mai sul suo significato. Lepore sostiene che la Costituzione fu un compromesso, presentava enormi omissioni: il fallimento nel definire 'cittadinanza', una mancata chiara definizione di suffragio, non affrontava peraltro, molte delle problematiche relative agli African-Americans e ai Nativi Americani. Movimenti di rivolta come il Tea Party sono esistiti anche in passato, anche durante la Grande Depressione nacquero organizzazioni che combattevano lo strapotere dei banchieri e la concentrazione della ricchezza. Gli Americani hanno ragione ad essere arrabbiati, la cosa non sorprende. L'irresponsabilità e l'avidità del mondo finanziario - principali fattori scatenanti la crisi- hanno messo in ginocchio l'intera popolazione, e fatto più danno che non le tasse o il deficit. La corruzione del Congresso così come della maggioranza di governo ha disilluso gran parte degli elettori. I membri del Tea Party hanno ragione ad essere arrabbiati. Ma ciò per cui combattono: tasse, deficit. immigrazione e presunte violazioni della Costituzione - non sono forse battaglie minori, rispetto alle problematiche che oggi affliggono gli Stati Uniti d'America?

Friday, October 15, 2010

GLENN BECK, THE MAD MAN

Well, Hello, America.
Quel saluto, all'inizio di quasi ogni puntata della trasmissione televisiva Glenn Beck, precede la lettura a Fox News della notizia del giorno. La notizia letta assume generalmente le sembianze di un monito, un avvertimento: "L'America sta bruciando, e se nessuno fa qualcosa, se non ci domandiamo perché…siamo destinati solamente a guardarla mentre viene divorata dalle fiamme". Poi, dopo aver impartito tali informazioni ai suoi telespettatori, Glenn Beck avanza un modo per aiutare i suoi ascoltatori ad evitare un simile scenario apocalittico. "Dai, America, datti una mossa!" incalza, "seguimi, o entro dieci anni il pianeta soccomberà…la fine è ormai vicina"!


Credo che la gente segua Glenn Beck non perché dice cose giuste. Lo segue per lo spavento. "Barack Obama - continua Beck- non ve ne siete mai accorti? Obama nutre in realtà un odio profondo per i bianchi" (Obama soprannominato anche l'Anticristo). Se c'è qualcosa che lo scatenato conduttore odia quasi quanto il Presidente degli Stati Uniti è l'impossibilità di negare il fatto che il governo statunitense abbia creato campi di concentramento nello stato del Wyoming (a Heart Mountain precisamente). Tra i sogni reconditi di Beck quello di uccidere Michael Moore, ma soprattutto di poter un giorno avvelenare Nancy Pelosi. Solo negli ultimi mesi- da maggio 2010 ad oggi- Beck si è esibito, tra gli altri, nelle seguenti gag e sfoggi di comicità : 1- ha deriso pubblicamente Malia, l'undicenne figlia del presidente, dopo che suo padre aveva raccontato in una conferenza stampa che la bimba gli aveva chiesto se fosse riuscito a "tappare il buco" che perde(va) petrolio nel Golfo del Messico. Dalle frequenze del suo show radiofonico Glenn Beck imitando la voce di una bambina gracchiante comincia a raffica: "Papà, hai fatto chiudere il buco?'" "Papà perchè odi tanto i neri?"-"Sono in parte bianco, cara" (si risponde)  "Perchè, perchè, perchè, perchè lasci che gli orsi polari muoiano?" "Papà, perchè lasci che Sarah Palin distrugga l'ambiente? Perchè-Papà-perchè ??? "E questo sarebbe il livello della loro istruzione?"- tuona Beck- "ma mandatela alla scuola estiva o qualcosa, sarebbe l'ora!"

Sperticandosi in elogi su Joseph McCarthy, Beck, ha quindi raccomandato, in diretta televisiva, la lettura di opere di scrittori anti-semiti; non prima però, di aver manifestato il suo stupore sul fatto che nessuno abbia ancora tirato un pugno in faccia all'autore della biografia su Sarah Palin. Glenn Beck è entrato nella spirale di Ann Hart Coulter - dicono in molti- ogni oltraggio deve schoccare più del precedente. La differenza è che Beck, al contrario di Coulter, ha una schiera di milioni di seguaci appassionati.

Thursday, October 14, 2010

Tea Party, una religione?

"Ho motivo di ritenere che il Tea Party affondi le proprie radici nella battaglia sul Bicentenario: quella in cui nessuno riusciva a concordare sulla storia da raccontare ai posteri, la storia del passato indisciplinato di questa nazione"- Jill Lepore
Gli americani hanno sempre usato il passato per fini politici.
Le Unions rivendicano la Rivoluzione- così come fece la Confederazione. I leader dei diritti civili si dichiarano i veri figli della libertà - così come fecero i segregazionisti del Sud


Questo libro "The white of their eyes" di Jill Lepore - storica di Harvard e scrittrice newyorkese - racconta della lotta secolare sul significato dell'istituzione della Nazione, compresa la battaglia condotta dal Tea Party, Glenn Beck, Sarah Palin, e i cristiani evangelici a "Riprendersi l' America". Lo fa con uno sguardo ironico e divertito su come l'estrema destra "si racconta" la storia americana.
 Da quel "Rant heard round the world"che ha lanciato il Tea Party, all'adozione da parte della direzione della Texas School di un manuale di sociologia che insegna che gli Stati Uniti sono nati come una nazione cristiana. Lo fa ricostruendo la realtà, quella vera, sulla lotta del XVIII secolo per l'indipendenza. L'autrice ripercorre la storia dell'estrema destra reazionaria dalle sue radici fino al bicentenario del 1970 - quando nessuno riusciva a trovare un accordo su quello che la storia di una nazione divisa avrebbe dovuto raccontare dei suoi inizi "indisciplinati". Dietro la Rivoluzione del Tea Party, sostiene l'autrice, c'è il desiderio nostalgico di un immaginario passato -  turbato da ambiguità, conflitti e incertezza, la nostalgia per un'America che in realtà però, non c'è mai stata. Un'America che non è mai esistita.