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Sunday, October 31, 2010

Lasciate in pace Barack Obama

Un giorno alle stelle, quello dopo alle stalle. In politica non esistono davvero le mezze misure. Mi dispiace per il Presidente Obama. A due giorni dalle Midterm elections, mentre sfoglio il New York Times - in prima pagina una mappetta colorata indica la preferenza di ogni Stato - appare chiaro e cristallino che il suo futuro sarà quello che fanno i calzini bucati e puzzolenti: essere gettato via, senza pietà alcuna.  Nel 2008, mi ricordo la fissazione morbosa che c'era con Barack Obama - il suo faccione stampato dappertutto: su piatti, tazzine, sciarpe, cappelli, bandiere, t-shirts, posaceneri, manifesti, quadri. Impazziti. Tutti impazziti. Obama era l' uomo sceso dal cielo per salvare le sorti del pianeta. L'uomo in grado di sconfiggere povertà, corruzione, inquinamento, ingiustizie sociali, la fame nel mondo con un semplice schiocco delle dita. Sant'Obama. Due anni dopo, il rifiuto totale.


L'asprezza verso Obama ricorda quella verso Al Gore nel 2000. Lo stesso atteggiamento dei media, lo stesso disprezzo diffuso. Così alcuni liberali finirono per votare Ralph Nader, e George W. Bush si trasferì alla Casa Bianca. Allora dico: diamogli una possibilità. E' vero, Obama ha triplicato le forze armate in Afghanistan, vincendo peraltro il Nobel per la Pace, siamo d'accordo. Ma il problema fondamentale che gli ha giocato a sfavore è che si è trovato a fare i conti con una crisi finanziaria drammatica - la peggiore dal 1930. L'economia sembrava a rischio di un'altra Grande Depressione, quando ha assunto l'incarico, e invece in qualche modo il Paese ne è uscito - anche se sta ancora leccandosi le ferite. Obama ha combattutto una lunga battaglia per la Riforma sanitaria, ha dato una spinta importante all'energia pulita, ha varato misure innovative per l'istruzione. Non è tutto da buttare.
Chi è riuscito a rendere l'idea della sfida che si è trovato a fronteggiare Barack Obama, è stato l'ex presidente Bill Clinton settimana scorsa a Washington, che ha detto: "Provateci voi, chiunque di voi ad andare dietro ad una locomotiva che va diritto in discesa a 300 chilometri l'ora. Provate a fermarla in 10 secondi". E' impossibile.

Friday, October 15, 2010

GLENN BECK, THE MAD MAN

Well, Hello, America.
Quel saluto, all'inizio di quasi ogni puntata della trasmissione televisiva Glenn Beck, precede la lettura a Fox News della notizia del giorno. La notizia letta assume generalmente le sembianze di un monito, un avvertimento: "L'America sta bruciando, e se nessuno fa qualcosa, se non ci domandiamo perché…siamo destinati solamente a guardarla mentre viene divorata dalle fiamme". Poi, dopo aver impartito tali informazioni ai suoi telespettatori, Glenn Beck avanza un modo per aiutare i suoi ascoltatori ad evitare un simile scenario apocalittico. "Dai, America, datti una mossa!" incalza, "seguimi, o entro dieci anni il pianeta soccomberà…la fine è ormai vicina"!


Credo che la gente segua Glenn Beck non perché dice cose giuste. Lo segue per lo spavento. "Barack Obama - continua Beck- non ve ne siete mai accorti? Obama nutre in realtà un odio profondo per i bianchi" (Obama soprannominato anche l'Anticristo). Se c'è qualcosa che lo scatenato conduttore odia quasi quanto il Presidente degli Stati Uniti è l'impossibilità di negare il fatto che il governo statunitense abbia creato campi di concentramento nello stato del Wyoming (a Heart Mountain precisamente). Tra i sogni reconditi di Beck quello di uccidere Michael Moore, ma soprattutto di poter un giorno avvelenare Nancy Pelosi. Solo negli ultimi mesi- da maggio 2010 ad oggi- Beck si è esibito, tra gli altri, nelle seguenti gag e sfoggi di comicità : 1- ha deriso pubblicamente Malia, l'undicenne figlia del presidente, dopo che suo padre aveva raccontato in una conferenza stampa che la bimba gli aveva chiesto se fosse riuscito a "tappare il buco" che perde(va) petrolio nel Golfo del Messico. Dalle frequenze del suo show radiofonico Glenn Beck imitando la voce di una bambina gracchiante comincia a raffica: "Papà, hai fatto chiudere il buco?'" "Papà perchè odi tanto i neri?"-"Sono in parte bianco, cara" (si risponde)  "Perchè, perchè, perchè, perchè lasci che gli orsi polari muoiano?" "Papà, perchè lasci che Sarah Palin distrugga l'ambiente? Perchè-Papà-perchè ??? "E questo sarebbe il livello della loro istruzione?"- tuona Beck- "ma mandatela alla scuola estiva o qualcosa, sarebbe l'ora!"

Sperticandosi in elogi su Joseph McCarthy, Beck, ha quindi raccomandato, in diretta televisiva, la lettura di opere di scrittori anti-semiti; non prima però, di aver manifestato il suo stupore sul fatto che nessuno abbia ancora tirato un pugno in faccia all'autore della biografia su Sarah Palin. Glenn Beck è entrato nella spirale di Ann Hart Coulter - dicono in molti- ogni oltraggio deve schoccare più del precedente. La differenza è che Beck, al contrario di Coulter, ha una schiera di milioni di seguaci appassionati.

Wednesday, October 13, 2010

Latte Liberals, Dunkin Democrats & Co.

"DO AS I SAY, NOT AS I DO"
In America si dividono tra Latte Liberals (o prima) Limousine Liberals Vs. i Dunkin Democrats. Non sono sicura quando i Latte Liberals abbiano rimpiazzato gli Champagne Socialist, comunque, poco importa. Tutti sono appellativi che stanno ad indicare, sbeffeggiandolo, il sinistroide benestante che si fa portavoce dei poveri e degli oppressi, conducendo altresì una vita tra lusso, agi e ricchezza. I finti comunisti, insomma. I nemici del popolo, o, come si dice adesso, della pancia del Paese. "Quelli che predicano bene ma poi razzolano male". I Radicalchic a Stelle e Strisce si dividono in: Latte Liberals che sono quelli che vanno da Starbucks - notoriamente da ricchi, in quanto un caffèlatte o 'latte' che dir si voglia, costa 4 dollari (a Manhattan)- e quelli che il 'latte' lo prendono da Dunkin Donuts (notoriamente low-cost: dove un 'latte' costa 3 dollari, 1 dollaro in meno rispetto a Starbucks) Loro sono i democratici quelli veri: i Dunkin Democrats, appunto. 


I Latte o Limousine Liberals solitamente li riconosci perchè dicono e poi fanno le seguenti cose: Sostengono il controllo delle armi, e vanno a giro circondati da guardie del corpo armate fino ai denti. Dicono alla gente di usare i mezzi pubblici per ridurre i consumi di petrolio e l'inquinamento e viaggiano a bordo di jet privati e fiammanti SUV. Si uniscono a organizzazioni animaliste come PETA perché uccidere gli animali è sbagliato però indossano cinture, scarpe di cuoio e pellicciotti vaporosi- preferibilmente di specie in estinzione.


 In Italia il RadicalChicismo è invece frequentare la spiaggia di Capalbio - affollata di politici e ideologi di sinistra, è l'I-Phone con la suoneria di Bella Ciao, è il petroliere che gira in bicicletta o in auto elettrica. In Austrialia, un termine equivalente è "Chardonnay Socialists" (il vino è importante), mentre in Francia è "Gauche Caviar" (Sinistra al Caviale) - tra parentesi è in uscita una Histoire de la gauche caviar di Laurent Joffrin. In Scandinavia vengono sfottuti come banda di "Socialisti del Vino Rosso" in Gran Bretagna li chiamano "Champagne Socialist". Ma comunque li si voglia chiamare l'accezione originale rimane quella coniata dal giornalista Tom Wolfe nel giugno 1970 sulle pagine del New York Magazine.

Friday, September 25, 2009

U.N. General Assembly

"Nothing is easier than blaming others for our troubles"- President Barack Obama




Leaders from across the planet , both allies and adversaries of the US, made their pitches before the UN General Assembly, held at the United Nations Headquarters. I entered on 46th street and first avenue- the Media entrance- breaking the police barriers that surrounded the entire area. Nuclear weapons, the failing world economy and peaceful relations the most talked about topics.



The city was blocked down and the sky was bright and clean. I've never ever seen this much electronic equipment and journalists and correspondents from all over the world in one place all together. I had to stand in line for over an hour to get my print ticket for the GA Hall and see Obama. Actually, this group from Nippon Television gave me a hard time cutting in front of me.



Moammar Gadhafi, Nicolas Sarkozy, Dmitry Medvev and Mahmoud Ahmadinejad took their turns at the lecterns. The US delegation walked out on the Iranian leader's speech, but Ahmadinejad was perhaps encouraged by Obama's willingness to engage him and said he would "shake all those hands which are honestly extended to us". Widely condemned for his anti-Israel rethoric, he assailed the Jewish state for what he said was a barbaric attack on the Gaza strip last winter.


Obama urged multilateralism in a new era. He declared that the burden of creating a better world should not be solely a  US responsibility.  "Those who used to chastise America for acting alone in the world cannot now stand by and wait for America to solve the world's problems alone" he said. "Nothing is easier than blaming others for our troubles".