Thursday, March 15, 2012

Se non lo faccio adesso, non lo farò mai più

Ieri sera mentre tornavo a casa verso l'ora di cena, ricevo il messaggio di un lettore che mi ha davvero lusingato. Un lettore che non sapevo di avere, perché è di quelli silenziosi che non lascia commenti, ma trattasi di un giornalista del TG2 che mi raccontava di aver spulciato tutto il mio blog per trovare l'inizio, il momento in cui ho preso la decisione, in cui ho fatto le valigie e chiuso la porta di casa andandomene dall'Italia; ma di non averlo trovato. Ebbene, quel post non esiste e il motivo per cui non l'ha trovato è perché quando mi sono traferita e quelle valigie le ho impacchettate Olivia's Tea Cup non era ancora nato. Al posto del blog avevo un diario, scritto a mano, molto old-school, ed è lì che racconto di quel passaggio, sicuramente sofferto, fatto di dubbi e di incertezze ma anche di eccitazione e di speranza, di incognite, di "chissà," di "farò bene?", di "vaffanculo tutti," di "sono matta," di amici che ti invidiano o che ti dicono "machitelofafare," di "avessi io la tua età"... (cito alla lettera il mio lettore). Rileggendo il mio diario di allora mi vengono le farfalle nello stomaco perché ricordo limpido e cristallino ogni istante, sembra ieri. Allora ho pensato di condividere quel momento qui, con voi, anche se all'inizio ero titubante perché è di quelle cose che scrivi di getto, pensando che mai nessuno le leggerà. Metterlo quà sul blog fa un pò l' effetto che farebbe girare nuda per strada, non so se mi spiego, o forse no. Comunque, quando ho scritto queste parole ero sul volo Roma- New York, solo andata. Erano quattro anni fa.

photo credits: www.phillipkalantziscope.com

Eccomi qui sull’aereo che è partito con un'ora di ritardo (grazie Alitalia) e sono già passate due ore.
Ho cenato a base di pasta, crescenza e spinaci, tortina alla ricotta e un gianduiotto. Ho divorato tutto in cinque minuti. E' un volo infernale, pieno di bambini urlanti che si fanno la cacca nel pannolone, non vedo l’ora di arrivare e respirare l’aria della mia futura città, a pieni polmoni.
Non ci credo ancora, ce l'ho fatta, è andata, sono partita. Con buona pace di mio padre che è sul piede di guerra, mi dispiace tanto dargli un dolore, ma è più forte di me, mi sento che devo andare. Mi sono stufata di sognare di fare le cose e intanto il tempo passa inesorabile. Ho 26 anni e una gran voglia di fare, di scoprire, di sperimentare, di imparare e se non parto adesso so già che non lo farò mai più. Sono laureata, ho passato l’esame di stato da Giornalista Professionista, sono conduttrice del TG ogni sera ed ho la co- conduzione in una trasmissione di politica in diretta. Sento il bisogno fare altro in questo momento, di dare una svolta alla mia vita. In fin dei conti me ne hanno data una soltanto di vita a disposizione e non ho intenzione di sprecarne nemmeno un istante. Voglio mettermi alla prova e vedere cosa riuscirò a fare a NYC da sola, senza conoscere nessuno. Sono pronta a lavorare sodo, a svegliarmi prima di tutti gli altri e ad andarmene a letto un'ora più tardi. Sono carica, voglio farcela, posso farcela, devo farcela. Sarà durissima lo so, me l'han già detto tutti quanti, ma sarà anche bellissimo, sarà sudato, sarà guadagnato. Oddio mio che emozione, non ci credo ancora, ho i grilli nella pancia e sono terrorizzata allo stesso tempo. E' uno dei momenti più belli della mia vita, per questo I'm writing them down, perché devono rimanere. Per sempre.

10 comments:

anna gianfrate said...

"ma è più forte di me, mi sento che devo andare.."
che emozione leggere questo post Olivia! ho le farfalle nello stomaco anche io!
un abbraccio
Anna

dario celli said...

Adoro la descrizione di quel momento.
Adoro la fotografia di quel momento, le parole che fermano quelle immagini.
Quelle sofferenze laceranti, quella contraddizione di sensazioni.
E' una domanda che faccio sempre, quando mi capita di parlare con qualcuno che ha fatto la scelta di "andare"...

- Salvatore, se lo ricorda il giorno in cui è partito?
Sorride, ci pensa un istante: “Era un 17, il 17 aprile del ‘96, un mercoledì. Mia moglie portava con sé tutti i nostri risparmi; cinque milioni di lire”.
- E quando ha chiuso la porta di casa?
“Mah, la porta dentro di me l’avevo chiusa già da un pezzo. Quello di quel giorno era solo un gesto. Giravo la chiave in una serratura e basta. Lo so, è strano dirlo, forse è brutto, ma non ho provato nessun dispiacere, nessun pentimento. Quel giorno le mie sensazioni erano tutte proiettate verso il futuro. Quello che avevamo davanti non poteva che essere meglio di ciò che avevamo avuto fino ad allora”.
- Paure, dubbi, ansie?
“No, niente. Facemmo scalo a Roma, e anzi, le posso dire che quando arrivammo a Fiumicino già mi sentivo leggero, più giovane, respiravo a pieni polmoni e dentro mi sentivo come un senso di libertà. Mai in quelle ore, quando ormai eravamo in viaggio, durante il lungo volo per l’America, mai io e mia moglie ci siamo detti: ‘Madonna, cosa stiamo facendo, avremmo fatto bene o no…?’
Mai. Forse perché sapevamo di aver fatto una scelta giusta...”.

Ecco...

"Sal dobbiamo andare e non fermarci più finché non arriviamo...
- Per andare dove, amico?
Non lo so, ma dobbiamo andare..."

(Questo, invece, è Jack Kerouac, On the road)


d.

Monia Danesi said...

questa ragazza è davvero forte.... e ha la capacità di far svolazzare le farfalle nello stomaco altrui.... non male!!!
:) spero di incontrarti al prossimo giro!!!
un abbraccio cara Olivia

Francy said...

Ciao! sono passata dal tuo blog, volevo rispondere alla tua domanda sulle tartellette.. sì le foto le ho fatte io, si vede, eh? con lo smartphone.. per ora va così, una macchina "seria" non me la posso permettere! come va a NYC? ho letto qualche tuo post, se non avessi la ratatouille sul fuoco ne leggerei altri, ma tornerò presto. Mi piace la tua storia, anche io avrei voluto trasferirmi a San Francisco, ormai circa 10 anni fa.. (ne ho 40 ora..) ma non sono riuscita. Son tornata e ho due bimbi ora, mi dico che va bene così, non potrei vivere senza di loro ma ogni volta che riguardo le foto... che nostalgia!! a presto!

WonderDida said...

sei grande! ma lo eri anche 4 anni fa...

P.a.o.l.o. said...

vedi?
non è l'essere a nyc che ti fa differenziare dagli altri...
ma è l'avere le palle di inseguire i tuoi sogni e/o i tuoi obiettivi.

Stefania said...

Wow ...sono con te
complimenti

Anonymous said...

Meravigliosa..ti leggo sempre!!

Margot said...

Ciao, mi ha fatto piacere che sei passata a trovarmi, così ho potuto leggere di questa tua avventura e delle motivazioni che l'hanno fatta nascere. Ti auguro di avere sempre la forza di inseguire i tuoi desideri ;-)

S A ® A said...

Ho 27 anni. Sabato sarò su quel volo anch'io. Le tue stesse emozioni, le tue paure, la tua stessa voglia di fare. Di farcela. Ti seguirò volentieri. Grazie per la carica che mi ha dato questo post. Un abbraccio, Sara!